“Tanto pe’ cantà”, storia della canzone Romana (Parte 3: 1930-1980)


Terza e ultima parte dedicata alla storia della canzone Romana. Periodo: 1930-1980. Un periodo di passaggio tra la guerra e lo sviluppo della canzone moderna romana con i suoi interpreti più famosi: Antonello Venditti, Califano e Lando Fiorini

Nel periodo antecedente il secondo conflitto mondiale, oltre al caso internazionale di Petrolini, il mondo del teatro continuò a sfornare una serie di comici-autori-cantanti, tra i quali bisogna ricordare Renato Rascel e Aldo Fabrizi; tra i successi di quegli anni ci sono “Chitarra Romana” e “Quanto sei bella Roma” scritte nel 1934 da Cherubini e Di Lazzaro: la seconda ebbe un’interprete d’eccezione in Anna Magnani, invece la prima ebbe la fortuna di varcare l’oceano e diventare un grande successo internazionale.

Poi nel 1937 fu il toscano Carlo Buti a riscuotere il maggior successo con “La romanina”, mentre il trio Martelli, Neri e Gino Simi compose la più riuscita melodia del secondo anteguerra con ”Com’è bello fa’ l’amore quanno è sera”.

Il Dopoguerra, la RAI e Claudio Villa

Dopo la guerra ed il dopoguerra, è la RAI con la trasmissione Radiocampidoglio, ribattezzata in seguito Campo de’ Fiori, a dar nuova vita alla canzone romana con le interpretazioni di Claudio Villa e Giorgio Onorato, fino ad autori come Pietro Garinei e Sandro Giovannini, che misero da parte le Nina e le Nunziata di una volta e cantarono la Roma che avevano intorno; così nel 1955 vide la luce “Arrivederci Roma” , in collaborazione con Renato Rascel, che fu anche autore di “Venticello de Roma”.

Claudia Villa fu anche un grande interprete della canzone romana

Claudio Villa, dalla fine degli anni quaranta aveva iniziato a conquistare tutto il pubblico italiano: è una forzatura collegare il nome di Villa alla canzone romana, piuttosto che all’intera canzone italiana (era soprannominato il “reuccio” della canzone), di fatto il suo repertorio ha sempre contemplato le composizioni romane e basterebbe la sua interpretazione di “Vecchia Roma” per fare di lui il più grande della storia della canzone romana.

Anni 50-60: Garinei, Giovannini e il Rugantino

Fondamentale è stato il ruolo di Garinei e Giovannini nella diffusione della canzone romana del secondo dopoguerra, attraverso la commedia musicale: con il Rugantino del 1962, le melodie di Armando Trovajoli come “Roma, nun fa la stupida stasera” e “Ciumachella de Trastevere” fecero raggiungere al binomio tra commedia musicale e canzone romana, un risultato eccezionale, destinato a rimanere nella storia del teatro e dell’intera canzone italiana.

Nino Manfredi, Ornella Vanoni e Aldo Fabrizi in “Rugantino” nel 1962

Altro filone rimasto sempre vivo era il repertorio delle canzoni della mala: nel 1959 la “milanese” Ornella Vanoni portò al successo “Le Mantellate” composta da Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi; nello stesso anno Laura Betti presentò “Il valzer della toppa” scritto per lei da Pier Paolo Pasolini e musicato da Piero Umiliani. Sempre il 1959, anno particolarmente fecondo per la canzone romana, vide il lancio di “Sinnò me moro”, di Giannetti-Germi e Rustichelli: il brano era inserito nella colonna sonora di uno dei più bei film di Pietro Germi, “Un maledetto imbroglio”, tratto a sua volta da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, di Carlo Emilio Gadda.

Anni 70-80: Gabriella Ferri, Fiorini, Califano e Venditti

Negli anni successivi il teatro fornì alla canzone romana interpreti significativi: dalle scene del Rugantino è iniziata la carriera di Lando Fiorini, proseguita con i successi nel cabaret, che è divenuto uno degli esecutori più conosciuti del repertorio di canzoni classiche romane. Altro eccezionale interprete è Gigi Proietti che si è imposto al pubblico per le sue interpretazioni del repertorio di Petrolini e che ha “reinventato” il repertorio romanesco classico e proposto nuove composizioni: in esse Proietti riesce a passare continuamente dall’ironia all’invettiva e dalla tenerezza al sarcasmo giungendo ad una personalizzazione incredibile di canzoni come “Nina, si voi dormite” e “Barcarolo romano”.

L’unico cantante donna di prestigio è stata Gabriella Ferri che ha saputo interpretare delle canzoni romane lo spirito satirico e beffardo pur se sempre velato di malinconia: fu lei che fece riscoprire, in duetto con Luisa De Santis un vecchio canto popolare come “La società dei magnaccioni”.

Così Leoncarlo Settimelli, giornalista e cantautore, nel presentare uno dei primi album di Gabriella Ferri descriveva l’artista di Testaccio: “………una voce chiara, tagliente, che par sempre pronta a sfociare nell’antico sberleffo romanesco, nella risata chiara come l’acqua delle cento fontane di Roma e tuttavia con quella venatura di malinconia che nasce quando Gabriella attorciglia le note e soffoca la voce, lasciando a chi l’ascolta un vuoto nello stomaco………”.

Quello che invece si è più prodigato per tenere viva la tradizione canora della melodia romana è senza dubbio Sergio Centi, le cui interpretazioni seppure calde e appassionate, mantengono sempre uno stile sobrio e asciutto che rifugge sia la grevità popolaresca che la leziosità melodica; la riproposizione popolaresca, stile “posteggiatore”, della tradizione è invece propria di Alvaro Amici.

Franco Califano negli anni 80

Belle pagine della canzone dialettale romanesca sono state sicuramente scritte da Franco Califano che ha saputo cogliere con le parole e le note gli umori di una città sempre più anonima. Ma il cantautore che più di tutti ha manifestato il suo senso di appartenenza a Roma è stato Antonello Venditti; anche quando alcuni suoi titoli possono far pensare a una canzone “romanesca”, in realtà si tratta di brani che costituiscono un vero e proprio rinnovamento del modo di cantare: basti pensare a Roma Capoccia e che costituisce un vero canto d’amore per una città che va perdendo la sua anima, e sicuramente una delle più belle canzoni romane del secondo dopoguerra.

Poi, il massimo della popolarità Antonello Venditti l’ha raggiunto nel 1983 con quel “Grazie Roma”, inno cantato a gola spiegata alla conquista dello scudetto da parte della squadra giallorossa durante la manifestazione patrocinata dalla Giunta Capitolina, il 15 maggio di quell’anno al Circo Massimo, davanti a centinaia di migliaia di persone felici e festanti.

Canzone Romana vs Canzone Napoletana

La storia della canzone romana è una storia minore rispetto a grandi tradizioni come quella napoletana, la cui araldica fa impallidire qualunque concorrenza: sono mancate nella canzone romana le caratteristiche fondamentali che possono far parlare di una “scuola”, come l’uso sistematico del dialetto e la trattazione di argomenti tipici.

Però, la tradizione vocale romana con i suoi canti popolari, serenate, stornelli, da canzoni merita sicuramente un posto importante nella tradizione musicale italiana perché molti suoi brani hanno raggiunto una notorietà che le ha fatte divenire patrimonio internazionale.

Poi occorre dire che la canzone romana è sempre riuscita a coinvolgere emotivamente chi l’ascolta. Disse una volta Ettore Petrolini, passato alla storia come attore e geniale macchiettista negli anni trenta, ma anche autore di famose canzoni e che ha il merito di aver fatto conoscere nel mondo alcune canzoni romane:

Roma incanta e si canta, o meglio, si fa cantare, dalla musica popolare come dagli autori di musica leggera che alla sua ombra sono nati, cresciuti e soprattutto si sono ispirati. Non c’è e non ci può essere stata una voce unica che renda omaggio alla Capitale, ma la musica è sempre presente nella sua storia e nelle storie di tutti i giorni, anche quando si fa fatica a individuarla dietro il rumore del traffico, dentro le botteghe o nei cantieri o nel vociare dei mercati: ne costituisce quasi l’anima, il cuore pulsante. Se è vero che le canzoni rispecchiano il clima in cui sono nate, le canzoni romane mai potranno essere dimenticate, finché una sola di esse, tornandoci alla memoria, ci troveremo a sussurrare andando a spasso per Roma.

Abbiamo pensato di riunire alcuni dei pezzi più pregiati che ancora oggi ci appaiono come le canzoni di e su Roma più emozionanti e coinvolgenti, presentando, ove possibile, una breve nota descrittiva, il testo e la possibilità di ascoltarne l’esecuzione.

Fonte: Laboratorio Roma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *