“Tanto pe’ cantà”, storia della canzone Romana. (Parte 2: 1890-1930)


Seconda parte dedicata alla storia della canzone Romana. Periodo: 1890-1930. In questi anni nasce la canzone romana professionale con i grandi classici: “Barcarolo romano”, “Tanto pe’ cantà”, “La società dei magnaccioni”

La festa di San Giovanni, che si svolgeva in onore di San Giovanni Battista, era per i romani una festa di grande importanza e Giggi Zanazzo, attento custode delle tradizioni romane, così la ricordava: “La vigija de San Giuvanni, s’ausa la notte d’annà come sapete, a San Giuvanni Latterano a pregà er Santo e a magnà le lumanche in de l’osterie e in de le baracche che se fanno appostamente pe’ quela notte”.

Nell’ambito dei festeggiamenti previsti nel 1891, l’editore Pietro Cristiano, decise di promuovere un concorso di canzoni romane da tenersi nella notte tra il 23 e il 24 giugno in una osteria appena fuori Porta San Giovanni, gestita dall’oste Facciafresca.

Questi, che, come tutti gli osti, aveva un sesto senso per gli affari, fece anche costruire un palchetto per l’orchestrina, ma la gente affluita era tanta e premeva da ogni e proprio mentre l’orchestrina si apprestava a suonare le prime note, improvvisamente l’incerto palcoscenico, approntato frettolosamente dagli amici di Facciafresca, cedette, mandando a gambe levate i musicisti e il malcapitato presentatore.

1891: La nascita della canzone romana professionale

L’audizione di quel primo San Giovanni canoro fu così spostata alla successiva serata del 24 giugno al teatro “Grande Orfeo”, in quella che oggi è via Agostino Depretis, e in uno strepitoso successo di folla, vinse l’allora esordiente Leopoldo Fregoli (che diventerà un famoso trasformista) interpretando la canzone “Le Streghe” scritta da Nino Ilari e musicata da Alipio Calzelli.

1891: Leopoldo Fregoli incide “Le Streghe”. Nasce la canzone romana professionale

Questo può essere considerato l’atto di nascita della canzone romana professionale, e il concorso, trasferitosi in un primo momento al teatro Morgana (oggi Brancaccio) per poi tornare a piazza San Giovanni, al teatro Massimo, che sorgeva dove oggi si trovano i magazzini Coin. Da allora in poi, dalla gara musicale di San Giovanni, usciranno i più bei capolavori dalla canzone romana, anche se non sempre vincitori del concorso.

La canzone romana procedette da allora su tre direttrici: la stornellata, la serenata e la canzone drammatica, ma fu dai palcoscenici dell’avanspettacolo, con il teatro Ambra Jovinelli su tutti , che trovò la sua vera fortuna: è dal teatro infatti che nel 1931 viene una delle composizioni romane più famose e che segnano la filosofia del popolo romano, “Tanto pe’ cantà”

Affàccete Nunziata (titolo originale “Affàccete”, 1893) di Nino Ilari e Antonio Guida, non vinse, ma il pubblico decretò il suo straordinario successo specialmente dopo che entrò a far parte del repertorio di Lina Cavalieri e di Ettore Petrolini che la usava come intermezzo nei suoi spettacoli. Del 1901 è “Nina, si voi dormite” di Romolo Leonardi e A. Marino, che vinse il concorso di quell’anno e divenne un classico popolare, riportata in auge ai nostri giorni da Gigi Proietti; “Barcarolo romano”, vincitrice nel 1926, di Antonio Pio Pizzicaria e Romolo Balzani, è forse la canzone romana più famosa nel mondo e conta su un vasto numero di incisioni e rielaborazioni; “L’eco der core” (scritta nel 1926) di Oberdan Petrini e Romolo Balzani, vinse un’edizione successiva del concorso e rimane anch’essa un classico della musica di Roma.

La targa dedicata a Romolo Balzani

Anni 20, i grandi classici: “Tanto pe’ cantà” e “La società dei magnaccioni”

Romolo Balzani fu quindi il protagonista indiscusso della canzone romana di questi anni: un cantautore prolifico amatissimo dai contemporanei, anche se sottostimato dalla critica ufficiale, che si fece interprete di una romanità che, nonostante il passare del tempo, possiamo ancora oggi trovare in tanti angoli di Roma.

Altro luogo preposto per le canzoni popolari erano le osterie, dentro la quale tra fumi e alcool, si dettarono le strofe de “La società dei magnaccioni” rielaborata dopo qualche decennio e portata al successo da Gabriella Ferri e Luisa De Santis.

La canzone romana procedette da allora su tre direttrici: la stornellata, la serenata e la canzone drammatica, ma fu dai palcoscenici dell’avanspettacolo, con il teatro Ambra Jovinelli su tutti , che trovò la sua vera fortuna: è dal teatro infatti che nel 1931 viene una delle composizioni romane più famose e che segnano la filosofia del popolo romano, “Tanto pe’ cantà”, di Ettore Petrolini, mentre è dalla gita fuori porta, altro campo tradizionale della canzone romana, che arriva nel 1926 , “Nannì” ovvero “ “’Na gita a li Castelli”, di Franco Silvestri, anche questa lanciata da Petrolini, che forse contribuì anche alla stesura del testo.

Altro luogo preposto per le canzoni popolari erano le osterie, dentro la quale tra fumi e alcool, si dettarono le strofe de “La società dei magnaccioni” rielaborata dopo qualche decennio e portata al successo da Gabriella Ferri e Luisa De Santis.

Tra le canzoni della mala, celeberrima furono “Gira e fai la rota”, la rivisitazione del Canto del carcerato ed il Canto della Passatella, che era un gioco di società tutt’altro che innocuo.

Nei caffè concerto, ossia nei nuovi luoghi di ascolto di canzoni, imperversavano invece le strofe dedicate o scritte da Sor Capanna, un cantastorie trasteverino che dopo avere iniziato la carriera ironizzando sui fatti di cronaca, ottenne un maggiore successo occupandosi di fatti di attualità. Il ” Sor Capanna” autentico artista della strada, sapeva presentare con la mimica le varie canzoni o parodie, commentandole, con quella satira che derideva i difetti degli uomini, tramandata ai romani da Pasquino.

Si assisteva nelle varie piazze di Roma a gustosi duetti improvvisatati interpretati dal Capanna col suo compagno del giorno. La critica era sempre rivolta a negozianti, padroni di casa, avvenimenti politici, donne, adattando, poi, le stesse frasi a seconda del rione in cui si trovava.

Fonte: Laboratorio Roma


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