Roma, dopo 60 anni riapre la Domus transitoria: fu la prima reggia di Nerone


A seguito di un lungo percorso di studio e restauro, lo splendore della reggia viene restituito al pubblico: a tornare alla collocazione originaria, sono anche affreschi e reperti storici

Ora Roma pur nell’evidente declino complessivo del centro e non solo, ha un nuovo gioiello architettonico fruibile dal pubblico: si tratta della Reggia di Nerone sul Palatino, che apre per la prima volta i battenti. Dopo un percorso di recupero e restauro durato dieci anni, il sito archeologico è pronto a mostrare il suo antico splendore, immergendo al tempo stesso i visitatori nella realtà dell’Impero Romano durante il I secolo d.C. Non mancherà, inoltre, il supporto della tecnologia, che ricostruirà ulteriormente, attraverso la realtà virtuale, le ambientazioni dell’epoca.

Il padiglione centrale visto da una della alcova (ambiente A4). Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo, foto Progetto Katatexilux. Fonte: Art Tribune

La reggia di Nerone: storia

Costruito prima del 64 d.C. (anno dell’incendio di Roma), questo edificio nacque come reggia personale di Nerone. Era chiamato originariamente Domus Transitoria, poiché era posta in mezzo al percorso che conduceva dal Palatino all’Esquilino; alcune informazioni sono state tratte da Svetonio, che racconta come uno scandalo il grande impegno profuso nell’edificazione di questo luogo. Caduto poi nell’oblio, furono i Farnese a riscoprirlo, identificandolo erroneamente come i Bagni di Livia.

Fu l’inizio della deturpazione del palazzo: molti oggetti vennero prelevati, mentre gli affreschi vennero staccati dai loro muri e mandati a Parma. Per uno studio di criterio scientifico e conservativo bisognerà attendere gli inizi del Novecento, con lo studioso Giacomo Boni, il quale sarà l’iniziatore di un lungo percorso di restauro e messa in sicurezza del sito che lo ha portato oggi fino a noi.

La Domus Transitoria, la prima casa dell’imperatore Nerone.

La reggia di Nerone: com’è

“Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili, spiega il Direttore del sito archeologico Alfonsina Russo, che aggiunge, “Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree”.

Gli elementi rimasti invariati rispetto allo status originario sono molteplici: tra i più impressionanti, uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo (elemento absidale al centro del quale sorgeva una fontana) con giochi d’acqua, tra forme architettoniche simili a una quinta teatrale, oltre a un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. Visibili altre due stanze di cui restano i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, così come la zona della latrina, dove è conservata una parete con le tracce dell’originaria decorazione elementi vegetali tipici della pittura di giardino. La bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate sotto la Casina Farnese, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità romana.

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