Roma, dalle buche ai giardini i volontari per forza: “Così salviamo la città”


I comitati di cittadini si sostituiscono sempre di più al Comune: dalle buche alle telecamere

“Damose da fa’”. Lo disse papa Wojtyla nel 2004, l’allora presidente Ciampi lo rilanciò per accompagnare la cittadinanza onoraria e Gigi Proietti lo ha nuovamente elevato a dogma nella crisi dei rifiuti di fine dicembre, citando anche un ” Buongiorno monnezza” di Aldo Fabrizi.

Ecco che, nella città dei servizi che non funzionano, del decoro urbano inesistente, del verde pubblico lasciato lì – puntando più alle pecore che allo sfalcio condotto da regolari giardinieri – il rimboccarsi le maniche dei singoli cittadini è ormai una necessità, una spinta a mettersi insieme per migliorare il proprio quartiere. Il fai-da-te per sopravvivere in una città che arranca e si lascia deturpare.

Una città “smarrita”, così la certifica anche lo studio ” Roma, sette colli, due Stati, cento città” condotto da Federconsumatori insieme al Forum del Terzo settore del Lazio, presentato ieri al parlamentino di piazza Sempione guidato da Giovanni Caudo. Con una bassa qualità dei servizi che impatta sulle fasce sociali più deboli, provocando un generale abbassamento della qualità della vita.

E così prova a riemergere l’orgoglio di comunità, il mettersi al lavoro per rifiutare il ruolo di cittadino- suddito, o succube, o anche, per dirla come il gruppo di volontari tra Acilia e Casal Bernocchi che hanno adottato le due omonime stazioni ex luride della Roma- Lido: ” Ci siamo dati da fare perché non accettavamo di abituarci al brutto: non volevamo che i nostri figli crescessero con certe immagini di degrado negli occhi”. Le nostre storie, a decine, raccontate su ” La città che resiste” ne sono vivaci testimonianze.

Epperò adesso l’affare ” volontariato” si ingrossa: dalle buche stradali ricoperte dai volontari, alle strisce pedonali ridipinte dopo i blitz di comitati di strada, dai ragazzi che organizzano i taxi collettivi per le feste di scuola, alle decine di associazioni che in quasi tutti i quartieri si occupano degli spazi verdi, l’amministrazione ne trae concreto giovamento e cerca di agganciare il trend.

Anche con iniziative assai sbilenche, ad esempio chiedere direttamente ai privati di mettere a disposizione ( o di finanziarle direttamente) una rete di telecamere di sicurezza. Richiesta contenuta in un regolamento appena sfornato dal Campidoglio e che spera che lì dove il Comune non può arrivare con le proprie risorse, possano intervenire i cittadini.

Perché i 5.000 dispositivi a disposizione di palazzo Senatorio diventano obsoleti e le 47 telecamere acquistate in era pentastellata contro gli “zozzoni” per ora si sono rivelate un mezzo flop: solo due funzionano come dovrebbero, però rilanciate sui post della Raggi per istituzionalizzare il deterrente della “gogna social”.

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