Patrimonio indigeno, un nuovo murales che racconta il quartiere San Lorenzo


La storia del quartiere San Lorenzo impressa su un muro. A raccontarla come solo lui riesce a fare attraverso immagini e colori è Lucamaleonte, che ha realizzato un bellissimo murales dal titolo emblematico: Patrimonio indigeno.

La mano di Cerere e il serpente di Minerva, i crisantemi e i papaveri, il Santo e la guerra. Il quartiere di San Lorenzo si racconta nel nuovo dipinto murale di Lucamaleonte, dal titolo “Patrimonio indigeno”.

Il lavoro, sviluppato su due pareti cieche altre 9 metri e mezzo e larghe rispettivamente 4,50 metri e 8 metri, di un edificio tra via dei Piceni e via dei Reti, verrà inaugurato l’8 febbraio alle 18:30 ed è curato da Marcello Smarrelli in collaborazione con la Fondazione Pastificio Cerere.

Il noto street artist romano ha scelto simboli rappresentativi di diverse fasi storiche e identità del quartiere. “Non volevo fare un racconto per immagini didascalico, ma trovare forme che si inserissero nel contesto in maniera aggraziata” spiega l’artista, autore anche del murale “green” che circonda il cantiere di un edificio in costruzione a via Cesare de Lollis 12, sul quale sono state incastonate, con la stessa tecnica usata per i boschi verticali, alcune piante vere.

“Anche se ora non frequento più molto San Lorenzo – continua Lucamaleonte – ho avuto per 4 anni il mio primo studio insieme a Sten e Lex [altri due noti street artist di Roma, ndr], proprio in via dei Piceni, a 100 metri dal muro che ho dipinto. È stato importante tornare nel luogo che mi ha dato la possibilità di fare ciò che amavo e farlo al meglio”.

Il concetto di partenza è quello dell’Agro Verano – la vasta area di campagna, rimasta tale fino al Settecento, dove oggi si trova il cimitero – rappresentato da un tappeto erboso che fa da sfondo al murale. Su di esso sono stati inseriti diversi elementi. Ecco la graticola infuocata sulla quale venne bruciato San Lorenzo martire, e vicino un capitello ionico, simile a quelli che sormontano le 22 colonne all’interno della basilica di San Lorenzo fuori le mura.

A rappresentare il cimitero del Verano un corvo e due crisantemi gialli, mentre sulla parete più grande campeggia un picchio verde. “Quest’ultimo era considerato un animale totemico per il popolo dei Piceni, ed è un omaggio al nome della via che ospita il murale”, sottolinea Lucamaleonte. Dalla toponomastica si passa a un’istituzione del quartiere, il Pastificio Cerere. La storica residenza di artisti, divenuta negli anni ’70 uno tra i più importanti poli culturali romani, viene simbolicamente rappresentata dalla mano della dea Cerere che sorregge un fastello di spighe di grano.

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