Nel cuore di Roma apre uno strabiliante palazzo quartiere dell’arte 1


La fondazione di Alda Fendi ha progettato un grande palazzo dell’arte che sta per inaugurare a Roma a pochi passi dal Palatino e dalla Bocca della Verità. (Tratto da Art Tribune)

Quando si parla di Alda Fendi, la prima cosa che viene in mente è la parola “mecenatismo”. Un mecenatismo schietto, talvolta ostentato, ma cristallino. La più giovane delle sorelle Fendi, da tempo come la altre due fuori dalle storiche attività industriali di famiglia, ha in questo senso un pedigree di tutto riguardo che parte quasi vent’anni fa.

Il mecenatismo inteso in senso alto è in primis un regalo, “e i regali“, ci dice Alda, “o si fanno bene o non si fanno“. E da questa forma mentis arrivano progetti come quello della Basilica Ulpia, fin dal 2001, con il recupero di questo grande spazio ai margini dei Fori Imperiali a Roma.

Poi ci sono stati i grandi spettacoli al confine fra arte e teatro, quasi sempre nello spazio dell’ex mercato del pesce, ancora ai bordi dei Fori (“ma poi, dopo che lo riqualificammo e lo facemmo riscoprire alla città, quello spazio venne dato a un mercato di contadini“, spiega la Fendi con un velo di delusione) e sempre con la direzione artistica di Raffaele Curi.

Fondazione Alda Fendi ‒ Esperimenti, Roma. Photo © Lucilla Loiotile

Il mecenatismo culturale di Alda Fendi

Oggi l’attività di mecenatismo culturale di Alda Fendi compie però un salto di qualità considerevole. Siamo sempre ai confini dei Fori Imperiali, nell’area del Campo Boario, tra il Palatino e la Bocca della Verità, e qui un palazzo un tempo fatiscente, bizzarramente destinato a case popolari, è stato rilevato dalla Fendi e, in anni di cantiere, trasformato, al prezzo di un investimento considerevole (“non dico la cifra perché è assurda“), in qualcosa che a Roma non esisteva.

Sembra impossibile nella Roma in mesto declino di oggi, ma questo sta per avvenire davvero. E non si parla di un piccolo progetto sperimentale, si parla di una struttura massiccia di 3.500 metri quadri: una realtà ampia, sviluppata su ben 6 piani.

L’intervento, poi, non è solo architettonico (la struttura), non è solo artistico (i contenuti), ma è anche largamente urbanistico. A dispetto del Comune di Roma, che, pur sapendo da anni dell’apertura di questa significativa attrazione, ha ignorato la novità lasciando che il palazzo riaprisse in mezzo a un contesto di degrado imbarazzante (fatevi una passeggiata tra immondizia, abbandono e parcheggiatori abusivi), la Fondazione Alda Fendi ‒ Esperimenti (questo il nome per esteso) ha allargato la sua azione mecenatistica sulla strada circostante, riqualificata, e sull’adiacente Arco di Giano, risalente al IV secolo, che a partire dall’inaugurazione sarà illuminato con un progetto di Vittorio Storaro.

Fondazione Alda Fendi ‒ Esperimenti, Roma. Photo © Lucilla Loiotile

La Struttura

Qualcosa che a Roma non esisteva, dicevamo. In effetti, il mix di funzioni di questo nuovissimo hub culturale è piuttosto inedito, anche se raffrontato ai grandi progetti culturali privati (del resto, la parte pubblica è desolatamente immobile, al netto di progetti farseschi come quello del Macro Asilo) che pure hanno impreziosito la capitale negli ultimi anni come il Palazzo Merulana all’Esquilino o Musia a Campo de’ Fiori.

In cosa si concretizza questa unicità? Qui abbiamo uno spazio espositivo ‒ non solo per mostre, ma anche per performance, teatro, azioni ‒, abbiamo due piani di ristorante/caffè/bar dal panorama indimenticabile sul tetto dell’edificio (o meglio della serie di edifici che, uniti, costituiscono la struttura) e abbiamo residenze gestite a livello di hôtellerie evoluta per un target di pubblico che fino a ieri a Roma non poteva trovare un prodotto similare.

Il tutto è stato immaginato da Alda Fendi e Raffaele Curi a quattro mani e realizzato da un architetto star come Jean Nouvel, che compie qui una sorta di piccolo miracolo architettonico al confine tra conservazione (l’esterno fotografa le condizioni precedenti del palazzo) e innovazione estrema (pellegrinaggio di giovani progettisti assicurato) a partire dalle logiche distributive interne fino all’arredamento, alle cucine, ai bagni, agli scuri delle finestre, i quali, quando chiusi, mostrano dall’esterno l’immagine degli appartamenti com’erano prima dell’intervento.

Sembra impossibile nella Roma in mesto declino di oggi, ma questo sta per avvenire davvero. E non si parla di un piccolo progetto sperimentale, si parla di una struttura massiccia di 3.500 metri quadri: una realtà ampia, sviluppata su ben 6 piani.

Fondazione Alda Fendi ‒ Esperimenti, Roma. Photo © Lucilla Loiotile

Gli spazi espositivi più canonici sono essenzialmente sui primi due piani, abbracciati alle due corti interne (una nera, precisa alle carceri di Piranesi; una bianca, che pare una casa di ringhiera milanese), ma in realtà, anche salendo, ogni piano conserva spazi espositivi percorribili da tutti.

Una cittadella dell’arte in piena regola (“un quartiere“, per dirla con Alda Fendi, visto che “ci saranno anche dei negozi particolari“), piazzata nel luogo esatto dove secondo la leggenda nacque la città di Roma.

Insomma, per visitare le mostre che qui saranno allestite si sarà in qualche misura obbligati a salire su, fino in cima, mescolandosi alla popolazione di ospiti, collezionisti, viaggiatori, flâneur che abiteranno i 25 mini appartamenti, tutti diversi, in parte in affitto e in parte gestiti dalla Fondazione come residenze d’arte e affidati alle cure di un albergatore creativo del calibro di Kike Sarasola (quello dei Room Mate Hotels che qui debutta con un nuovo brand, The Rooms of Rome, parte di una linea di offerta ricettiva all’insegna dell’unicità).

La compenetrazione tra le varie facce del progetto è simboleggiata dalle poesie che Raffaele Curi ha concepito per ognuna delle stanze e che campeggiano incise sulle porte di metallo. Le gestioni dunque sono diverse (la Fondazione segue la parte non profit, espositiva e culturale; mentre il palazzo ospita anche attività imprenditoriali di eccellenza), ma la sinergia tra le parti è elevatissima. Non fa eccezione il tetto dell’edificio, trasformato in ristorante ricercato  da uno dei brand più celebri della ristorazione parigina: Caviar Kaspia.

La vista dalle terrazze è un unicum, ancor più unica della vista garantita dalle finestre di ogni camera. In definitiva, in un colpo solo a Roma arriva un albergatore internazionale che non c’era, arriva il primo grande progetto romano di Nouvel e arriva una catena di ristoranti di lusso ancora non presente in Italia.

Una cittadella dell’arte in piena regola (“un quartiere“, per dirla con Alda Fendi, visto che “ci saranno anche dei negozi particolari“), piazzata nel luogo esatto dove secondo la leggenda nacque la città di Roma.

Fonte: Art Tribune


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