L’artigiano contemporaneo è sempre più un manager


Gli artigiani contemporanei sono uomini e donne che usano le nuove tecnologie e l’innovazione digitale sia nei processi di produzione sia in quelli di comunicazione e vendita

A Roma esistono oltre 20 strade che portano il nome degli artigiani che le popolavano, fra cui via dei Baullari, dei Pettinari, dei Coronari. Oggi che quei microdistretti urbani sono sempre più rari, le reti si stringono online, su piattaforme di condivisione di talenti e lavorazioni o marketplace. Questa interessante considerazione si legge nel “Manifesto dei nuovi artigiani del XXI secolo” pubblicato dai Giovani Imprenditori di Confartigianato nel 2015, ancora attualissimo a quattro anni di distanza.

Accanto alla propria creatività e al talento, infatti, gli artigiani contemporanei sono uomini e donne che usano le nuove tecnologie e l’innovazione digitale sia nei processi di produzione sia in quelli di comunicazione e vendita, in linea con la definizione che di essi diede Claude Lévy-Strauss: «I principi degli innovatori». Nelle botteghe come nelle piccole imprese si lavora con mente e mani, ma anche con stampanti 3D e social media.

È sempre Confartigianato a confermarlo: nel 2017 (ultimo dato disponibile) nel settore tessile-abbigliamento-calzature, la prima voce di investimento per le aziende artigiane è stato l’e-commerce, scelto dal 31,1% delle imprese, percentuale più alta del 22,8% del manifattutiero.

Più elevata rispetto alla media anche la percentuale di chi vende su marketplace, il 38,3% contro il 30,9% del manifatturiero italiano, mentre è più bassa la percentuale di chi usa almeno un social media (il 34% delle aziende rispetto al 38% generale). Dunque, la rete sembra essere ancora uno strumento di vendita più che un canale di comunicazione o contatto con i propri clienti, anche per ricevere e registrare dati e indicazioni che possano orientare l’offerta.

Sempre secondo i dati Confartigianato, le e-skills avanzate nel settore sono meno diffuse che nel manifatturiero generale (il 9,1% del personale le possiede, contro il 16,3%). «Nell’ambito delle scuole dei mestieri d’arte, per esempio, solo alcune e solo di recente hanno iniziato a offrire una formazione che comprenda anche la managerialità – spiega Alberto Cavalli, direttore generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte di Milano -. Da parte nostra già nel 2011 abbiamo lanciato un “mini-master” in collaborazione con Bocconi, Politecnico di Milano e Iulm, per formare artigiani che siano anche imprenditori al corrente delle nuove tecnologie e dei nuovi canali di comunicazione. Finora abbiamo formato in questo senso circa 200 studenti, qui a Milano, ma l’auspicio è che percorsi del genere possano moltiplicarsi anche nel resto d’Italia»

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