La distruzione del rione Monti: chiudono altre due botteghe storiche 1


A Monti impazzano B&B, ristorazione e mini market. Undici civici su diciotto in via Leonina vendono alcolici. L’addio dell’orafo Gianprimo Cabrino e della farmacoteca d’Alena è l’ultimo esempio di un cambiamento distruttivo di uno dei rioni più caratteristici di Roma

L’orafo di via del Pozzuolo, il signor Gianprimo Cabrino, soffriva tanto per quel rione mutante quanto per certi rigurgiti antisemiti: tempo fa gli fecero trovare una scritta a spray contro gli ebrei e lui, vecchio artigiano del quartiere, ne fu trafitto come da una delusione improvvisa: fece le valigie.

Al suo posto, un portoncino antracite in ferro battuto, ora brilla un’insegna anglosassone: «Home for holidays». Benvenuti nel rione en travesti dove le creperie puzzano di birra, le art gallery spacciano cocktail e le frutterie emarginano i tarocchi in favore di superalcolici e vini. Tutto in un carosello di bed and breakfast e case vacanze, pensioni e affittacamere, loft da cedere per brevi periodi e camere ammobiliate per turisti tanto lesti da risultare economicamente inafferrabili e dunque quasi irrilevanti se non per la chiassosa sfrenatezza di certi viavai.

La tendenza commerciale del quartiere Monti: chiudono le botteghe artigiane a continuano ad aprire i mini market

«L’ultimo restauratore, un esperto di cornici a foglia d’oro, ha chiuso poco tempo fa. Fabbri. Vetrai. Falegnami. Siamo rimasti in pochissimi. La prova? Quattro ferramenta che, in via Cavour, servivano gli artigiani del rione, rimaste senza lavoro, hanno tirato giù la serranda», spiega Stefano Antonelli che guida l’associazione rionale arti e mestieri.

Shottini. Birre. Spritz. Vino rosso. Undici numeri civici su diciotto nella (ex) bellissima via Leonina sono dedicati alla somministrazione. Insegne dialettali («Ciuri ciuri»), esterofile («The saylor’s cocktail bar»), locali («Ce stamo a pensa’») ibride («crepes e calettes») o enigmatiche («Analemma cafè»): quasi tutte, alla fine, tranne poche botteghe di raffinato vintage, invitano alla consumazione.

In via del Boschetto spicca la «Tacos and beer art gallery» un innesto assai popolare qui, sorta di “wine gallery” aperta grazie alla licenza concessa a un locale culturale e immediatamente riconvertita alla più remunerativa vendita di drink. Chi tenta di sottrarsi ha i giorni contati. La farmacoteca D’Alena, specializzata in prodotti chimici e accessori da toilette, ha chiuso a giugno scorso.

La farmacoteca D’Alena, altra bottega storica di Monti, ha chiuso a giugno

Da settembre, al suo posto, in via Cavour 260, c’è un altro (l’ennesimo) minimarket. Ma quanti snack può mai consumare un quartiere? I più anziani temono che la nuova pedonalizzazione, avviata da questa giunta, sia il grimaldello per smantellare quel po’ di tessuto sociale ancora rimasto: «Li ho votati ma ora mi chiedo: dov’è la tutela promessa per le botteghe artigiane?» domanda Antonelli.

«Si vuole trasformare Monti in un’altra Trastevere, vendendo a poco il nostro “oro nero”, l’unica ricchezza che abbiamo: il suolo pubblico» prevede Nathalie Naim consigliera del centro storico.

Chi resiste racconta di un quartiere incattivito fino alla brutalità: «La notte — dice Giuliana Polica dall’alimentari di via dei Serpenti — Monti si trasforma. Comitive che scendono giù per la via con il cocktail in mano. Qualcuno ha quell’aria di sfida nei confronti dei residenti, come a dire “che vuoi tu che abiti qui?”Non fai in tempo a chiedere di far piano e subito scatta la rispostaccia, magari l’insulto».

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Un commento su “La distruzione del rione Monti: chiudono altre due botteghe storiche

  • Sabrina

    La “mia” Monti!!!! Irriconoscibile già da anni. Non ha perso fascino in quanto straordinariamente bella ma ha perso.. come dire l’atmosfera e i profumi.Certo i quartieri si rinnovano ma credo che in casi di perle rare come Monti ci vuole amore. Tutto è diventato turistico e asettico. Per nn parlare dei negozi di souvenir gestiti da Bangladesh e cinesi.TRISTEZZA!!!!!