In tandem da Roma a Pechino: la sfida di Davide Velacchi, ciclista cieco


Davide Velacchi, ciclista cieco, pedalerà per 16mila km in tandem con due amici. Un test personale, un messaggio di solidarietà: “La bici può regalare libertà a chi è non vedente come me”.

Come si manifesta la felicità? Col rumore delle ruote che affrontano strade dissestate, con la furia del vento che strapazza la giacca impermeabile, coi profumi di terre lontane, con il suono delle risate, delle imprecazioni, e chissà forse delle lacrime per la fatica. A tutto questo, da un anno, si sta preparando Davide Valacchi, 28 anni, non vedente da quando ne ha 9.

Il prossimo 8 marzo partirà da Roma alla volta di Pechino, in tandem: 16mila km da percorrere in otto mesi, una sfida fisica e mentale ai limiti dell’immaginabile. Con lui due amici: Michele Giuliano 37 anni, che guiderà la due ruote dall’Italia all’Iran, e che a fine giugno lascerà il posto a Samuele Spriano, 25, che punta ad arrivare a Pechino a novembre 2019. Un’impresa “assurda, ma non del tutto”, la definisce Davide, perché basata sull’esperienza di altri cicloviaggiatori, ma che Valacchi declinerà a modo suo.

Da sinistra: Samuele Spriano, 25 anni, di Varese; Davide Valacchi, 28 anni, ascolano di nascita e bolognese d’adozione; Michele Giuliano, 37 anni, di Bologna: i tre che faranno l’impresa. Fonte testi e foto: Repubblica.it

Davide, un tandem per essere libero

Quando a 14 anni ha avuto in dono un tandem – “usalo pure basta che trovi qualcuno che pedali con te”, gli disse il padre – Davide forse non si immaginava che una dozzina di anni dopo si sarebbe sognato di prepararsi a un viaggio fra l’epico e l’impossibile. Per questo giovane di Ascoli – una laurea in Psicologia a Urbino, da cinque anni a Bologna in un monolocale in centro che trasuda indipendenza – la bicicletta è stata un trampolino di lancio.

“Il tandem mi ha reso una persona felice e indipendente. Vorrei promuovere il tandem come mezzo per l’integrazione di chi ha problemi alla vista nei Paesi che attraverseremo: Paesi in cui chi ha una disabilità non vive situazioni agevoli come chi vive nel mondo occidentale”.

L’impresa

Davide partirà con Michele da Roma l’8 marzo prossimo. Dopo una decina di tappe in Italia (Rieti, Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Fano, Cesena, Bologna, Rovigo, Portogruaro, Gorizia) si comincerà a fare sul serio: otto mesi di pedalate attraverso Slovenia, Croazia, Serbia, il corso del Danubio al confine con la Romania, e ancora Bulgaria, Turchia, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, infine la Cina. Una dozzina di confini, qualche incognita sui visti (specialmente quello cinese).

Fonte foto: Repubblica.it

Gli allenamenti

Davide si prepara da tempo a quest’impresa. La scorsa primavera lanciò un appello in rete, attraverso la pagina Facebook di Salvaiciclisti Bologna: cercava qualcuno con cui allenarsi. Non certo scampagnate domenicali, ma vere e proprie escursioni in cui testare il tandem, i polmoni, le ginocchia. Come quella volta che – era il giorno di San Petronio, patrono di Bologna – convinse Matteo Brusa a pedalare fino al lago di Castel dell’Alpi: 100 km.

A distanza di quattro mesi Matteo non riesce ancora a dimenticare la fatica immensa, mentre Davide sorride, e a un mese dalla partenza non ha intenzione di riposarsi: se fosse per lui, uscirebbe anche quando la Protezione civile emette allerta arancione per pioggia. Per fortuna i suoi compagni di ventura sono più prudenti.

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