Gli orafi artigiani equiparati ai “compro oro”, la folle norma in un nuovo decreto


Orafi artigiani assimilati ai “compro oro” nel nuovo decreto che disciplina l’invio dei dati e l’alimentazione del registro di settore. La novità, non da poco e che ha fatto infuriare la associazioni artigiane, è contenuta nel decreto pubblicato in gazzetta ufficiale il 12 luglio scorso

In pratica significa che le imprese di oreficeria verranno inserite nel registro degli operatori compro oro, cioè gli orafi equiparati a chi svolge un’attività esclusivamente commerciale. Oltre alla beffa per gli artigiani c’è anche il danno rappresentato dall’aggravio sia in termini di contributi economici sia burocratici.

Orafi artigiani e compro oro assimilati: decreto in vigore dal 17 luglio

Da martedì 17 luglio 2018 il decreto è entrato in vigore disciplinando le modalità tecniche per l’invio dei dati relativi al Registro degli operatori compro oro.

Le nuove norme mettono sullo stesso piano le imprese il cui volume d’affari gira soltanto sull’acquisto di gioielli e preziosi, appunto i compro oro, e le piccole realtà di oreficeria artigiana che solo in via marginale sono interessate dalle operazioni d’acquisto.

Nonostante il tentativo di Confartigianato, in fase di consultazione, di alleggerire questa nuova mole di adempimenti, il decreto carica i nostri orafi di una serie di imposizioni burocratiche, alla faccia della semplificazione

Cosa cambia

Tra le novità previste dal decreto che equipara orafi artigiani e compro oro, l’obbligo di attestare la presenza della licenza di Pubblica Sicurezza, non necessaria fin qui alle realtà iscritte all’Albo delle imprese artigiane.

Inoltre scatta l’obbligo di avere un conto corrente dedicato soltanto alle transazioni finanziarie per le operazioni compro oro. Il numero di tale conto va inoltrato all’Organismo degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi (Oam).

Confartigianato: “altro che semplificazione, più costi”

Confartigianato non ci sta e pur parlando di una finalità del decreto su orafi artigiani e compro condivisibile, denuncia l’errore di mettere gli orafi sullo stesso piano dei compro oro. Luca Costi, segretario regionale di Confartigianato Liguria, sintetizza così le criticità del decreto:

Nonostante il tentativo di Confartigianato, in fase di consultazione, di alleggerire questa nuova mole di adempimenti, il decreto carica i nostri orafi di una serie di imposizioni burocratiche, alla faccia della semplificazione. Dalla comunicazione di dati e documenti, spesso già in possesso della pubblica amministrazione, al versamento di un contributo per la gestione del registro: si tratta di adempimenti onerosi in termini di tempo e denaro, di cui devono farsi carico le nostre piccole imprese artigiane anche se l’acquisto oro è un’attività che le tocca solo in minima parte.

Confartigianato crede sia “giusto” agevolare la disciplina anti riciclaggio anche nel settore dei compro oro distinguendo però l’impresa che svolge un’attività manifatturiera artigiana da quella che pratica un’attività esclusivamente commerciale.

Più in dettaglio il termine per variazione dei dati comunicati dall’impresa è di appena 10 giorni ma a preoccupare ancora di più sono i costi di gestione del servizio che peseranno sulle imprese: nel decreto non sono riportati gli importi richiesti a titolo di contributo per l’istituzione e la gestione del registro.

Nel determinare il contributo comunque si dovrà considerare la natura giuridica dell’operatore, il numero di sedi operative, degli addetti e ancora il tipo di attività specificando l’esclusività o la secondarietà dell’attività di compro oro svolta.

Fonte: Artimondo


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