Gli artigiani tra mestieri vecchi e nuovi: «Qui la lavorazione del marmo è un’arte» 1


Molte botteghe, soprattutto in centro, hanno chiuso e le cave sul territorio laziale si muovono tra mille difficoltà. Ma la tradizione continua. Tante le richieste di pezzi audaci. Tra i fan, stilisti e costruttori. E c’è chi vuole copie a basso costo

La tradizione

Se Roma è stata per secoli la città del marmo, oggi trovare un artigiano che lavori questo prezioso materiale lapideo è tutt’altro che facile. Molte botteghe, soprattutto intorno a via dei Coronari, hanno chiuso, le cave di Tivoli restano attive solo in parte mentre quelle di Guidonia sono al centro di tensioni tra imprenditori e amministrazione comunale per il rinnovo delle concessioni.

Dario Del Bufalo, collezionista di marmi antichi, ritratto al Castello della Cecchignola davanti a un busto di epoca romana con maschera antigas contro l’«inquinamento» dell’arte

L’artigiano

Ma proprio perché il mercato si è ristretto e le tendenze dell’arredamento orientano verso ambienti minimal, leggeri e componibili, chi sceglie cucine, ma soprattutto bagni in marmo, viene accontentato anche nei capricci più fantasiosi. «Ho creato stanze da bagno in travertino con inserti in lapislazzuli, cornici in alabastro e dettagli in onice – ricorda Dante Zanon, uno dei titolari di “Marmolegno”, da 50 anni nel settore, con laboratori in via di Castel di Guido sull’Aurelia – ma è arrivata anche la richiesta di inserire lavandini placcati in oro su un piano di malachite».

Dante Zanon

Il collezzionista

Ad aprire una finestra sulle case importanti della capitale dove il marmo non ha mai tradito la sua imponente e irresistibile magnificenza, è Dario Del Bufalo, tra i più noti collezionisti di marmi antichi, accademicamente architetto ma restauratore per passione e allievo del grande Raniero Gnoli. «Credo che il marmo romano non finirà mai. Nelle chiese barocche del ‘600 hanno portato di tutto: colonne, marmi tagliati, absidi. E tra collezionisti e appassionati c’è ancora un mercato vivace. Anche con la richiesta di interi ambienti in marmo, scale ampie e pavimenti.

Soprattutto costruttori e grandi imprenditori, poi i protagonisti della moda: Versace ne andava pazzo e Valentino chiedeva strutture monumentali. Gente dai salotti buoni, che organizza cene, riunioni, eventi. I loro ospiti, un po’ invidiosi, vengono da noi per imitarli, ma senza avere gli stessi mezzi e ci chiedono di arrangiare qualcosa che non si può fare. Un altro tipo di clientela vuole pezzi pregiati con reperti romani, ma sono sempre molto diffidenti. Invece è tutto stimabile. Non è vero che c’è incertezza, Sotheby’s ha periti molto precisi».

Le lavorazioni

Lavorazioni con marmi antichi variano dai 4mila agli 8mila euro al metro quadro mentre il marmo corrente ma anche colorato, costa intorno a 1500. Tra le qualità più ambite, il marmo «cipollino», il «calacatta», «bardiglio», «magnifico» e «fior di pesco». «Nella Capitale non sono rimasti più di sette artigiani – aggiunge Dante Zanon – noi siamo specializzati nel connubio tra marmo e legno perché non è facile farli dialogare. Il porfido rosso Egitto o giallo di Numidia, il verde di Grecia o serpentino, arrivano soprattutto da Carrara.

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