Genius Loci: Via dei Coronari


Con le Feste in arrivo, approfondiamo la storia di una via legata a doppio filo all’arte sacra

La dimensione del sacro ha da sempre un legame con il mondo dell’artigianato, ad esempio, tramite la scultura, la pittura, il mosaico, la vetrata.

D’altronde sono le opere fatte a mano, più di quelle prodotte in serie, a trasmettere l’intimità della fede.

Ecco perché, ora che approcciamo un periodo di festività che accomunano molte religioni, con la rubrica genius loci dedicata alle strade e ai luoghi di Roma, esploriamo la storia di Via dei Coronari, legata al mondo del sacro.

Originariamente si trattava di una via comune, caratterizzata solamente dall’iniziale forma rettilinea, che le diede il nome di Via Recta durante il medioevo.

Via dei Coronari in uno scatto d'epoca

Proprio la sua forma la rendeva la via più breve per raggiungere San Pietro dal Porto di Ripetta, dove spesso giungevano i pellegrini.

Per gli artigiani dell’epoca fu un’occasione d’oro e spuntarono come funghi i venditori di immagini sacre e di “corone” dei rosari.

Quest’ultima creazione diede agli artigiani il nome di coronari, che poi finì per dare alla via il suo nome attuale.

In un bizzarro incontro di sacro e profano nel XVI secolo, Via dei Coronari divenne famosa per essere sede di diverse cortigiane d’alto bordo, anch’esse pronte a trarre beneficio dal traffico sulla via.

Sempre in questo periodo la via perse il suo nome e venne divisa in due parti: via Scorticlaria, così chiamata per via dei mastri artigiani del cuoio che avevano via via sostituito i Coronari, e via dell’Immagine di Ponte, da un’edicola sacra.

Antiquario in Via dei Coronari in uno scatto d'epoca

Solo in tempi più recenti la via è tornata al suo nome più famoso ed ha perso sia la vocazione per il sacro, che quella decisamente più profana dei secoli successivi, per divenire un punto di riferimento per i rigattieri e gli antiquari romani.

Il primato nell’antiquariato è rimasto costante fino agli Anni Sessanta del Novecento, quando il mutare dell’economia ha visto il tramonto di molte botteghe.

Oggi alcuni antiquari rimangono ancora nella via e con il loro restauro di immagini e sculture sacre, riportano la strada alle sue origini.

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