Romeo Ottaviani detto “Er Tinea”, il bullo più famoso di Trastevere


Romeo Ottaviani, detto er Tinèa (Roma, 1877 – Roma, 4 aprile 1910), è stato un famoso bullo romano, detti anche “Er Più de Trastevere”. Questa è la sua storia

La figura del bullo rappresentava un vero e proprio fenomeno di costume nella Roma papalina e di fine ottocento: di solito era un personaggio forte, arrogante, fumantino, guascone, disinteressato, protettore dei poveri e dei vessati, di parola d’onore (a modo suo) insomma “er più”.

I bulli non si consideravano dei malviventi, bensì dei cavalieri, degli eroi; si sentivano eredi degli antichi romani, affermavano che nelle loro vene scorreva sangue troiano, che erano discendenti di Enea.

Sangue d’Enea! era una loro imprecazione, storpiata in “sangue d’Inea”, frase dalla quale proviene er Tinea, il soprannome di colui che fu conosciuto come ” Er più ” di Trastevere, Romeo Ottaviani.

Romeo Ottaviani, detto “er Tinea”

Romeo era nato nel rione di Borgo in piazza del Catalone per poi trasferirsi con la famiglia in Trastevere, in piazza de Renzi, ove abitò sino alla morte: cresciuto in un rione che fu una fucina di bulli, ne assorbì il modo di essere e fu testimone di innumerevoli fatti di sangue.

Divenne presto noto per la forza ed il coraggio nel difendere i più deboli, al punto che Il delegato di pubblica sicurezza di Trastevere, Francesco Ripandelli, per evitargli di finir male, lo raccomandò per un lavoro alle Regie Poste e il nerboruto Romeo divenne un fattorino alla sede di piazza San Silvestro.

Er Tinea diventa famoso

Ma una sera del 1898, finito il lavoro, in via Frattina s’imbatté in un energumeno che picchiava una donna: subito s’intromise a difesa della ragazza ma l’uomo lo insultò e lo minacciò con la molletta, tipico coltello dei bulli. Er Tinea invece lo atterrò con un paio di sganassoni e gli intimò di non far più del male alla ragazza.

Si verrà a sapere poi che quell’uomo era “er Malandrinone “ un noto esponente malavitoso che controllava gran parte della prostituzione romana.

La stampa rese noto l’episodio e fece di Romeo un nuovo eroe popolare, seguendolo in tutte le sue “imprese” e rendendolo famoso, come protettore dei più deboli contro i prepotenti, e lo accreditò come legittimo capo dei bulli di Roma, nel periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

Rimane nell’uso di qualche vecchio romano l’espressione “Ma chi sei er Tinèa?” intesa in senso ironico, per burlarsi di atteggiamenti prepotenti e spavaldi.

La devozione verso i più deboli

Ben presto er Più de Trastevere cominciò a lavorare come maschera in qualche locale di divertimenti o teatri, impiegato per sedare gli animi dei bulletti che facendo confusione, interrompevano lo spettacolo. La sua sola presenza bastava per riportare l’ordine, tutti lo temevano e rispettavano.

La casa del Tinèa era una specie di ufficio reclami dei più deboli che chiedevano soddisfazione di qualche sopruso o prepotenza. Er Tinèa riusciva sempre a ricomporre la “quistione” con le buone o con le cattive, ad appianare le liti, a stroncare le prevaricazioni della malavita verso gli inermi.

La stessa polizia lo stimava e chiudeva un occhio se alle volte per dividere dei contendenti ci andava con la mano troppo pesante. Assalito alle spalle e ferito al collo da un certo Bastiano er Sartoretto, la sera del sei aprile 1910, fu trasportato in gravi condizioni all’Ospedale della Consolazione, per morirvi due giorni dopo.

Al funerale der Più partecipò tutta la Roma bulla, una gran folla di amici, nemici, cronisti, poliziotti e una grande folla di pubblico, curioso di vedere da vicino tutta la Roma bulla.

Rimane nell’uso di qualche vecchio romano l’espressione “Ma chi sei er Tinèa?” intesa in senso ironico, per burlarsi di atteggiamenti prepotenti e spavaldi.

Fonte: Laboratorio Roma


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