Ho passato una giornata alla scoperta dei supplì più buoni di Roma


Tredici ore sfidando il mio fegato con il solo scopo di mangiare alcuni dei supplì più buoni della Capitale. (Tratto da Munchies Italia)

Prima di iniziare a entrare nel vivo di questo articolo, di questo viaggio tra uno dei più antichi, goduriosi e semplici street food italiani, il supplì, devo ammettere una cosa.

Preparare un pezzo sui supplì sembrava il lavoro più divertente e semplice del mondo. Insomma: macchina, pochi euro e piccoli scrigni panati da mangiare tutto il giorno erano le carte vincenti per una grandiosa giornata, giusto? Sbagliato. Quindi l’incipit da tenere bene a mente è “Non riprovatelo a casa”, potreste morire – ok meglio dire stare male – nel giro di poche ore.

Fonte foto: Munchies Italia

Dodici ore, dalle 10 di mattina alle 22.30 di sera, ad assaggiare alcuni dei migliori supplì di Roma, hanno portato me e il fido fotografo Andrea a mettere seriamente a repentaglio la nostra salute psico-fisica. Per Munchies ho mangiato anche il buco del culo di una mucca a colazione. Pensavo di aver toccato il fondo, ma mi sbagliavo. Questo è stato molto peggio.

E poi c’è un’altra cosa importante. Questa non è la lista dei migliori supplì di Roma, ma il racconto di un viaggio tra quelli che, umanamente, si possono mangiare in una giornata. Che possono farti piangere da quanto sono buoni, farti salivare come un San Bernardo o aver scritto il tuo nome nell’Olimpo dei supplì. Insomma, è un articolo totalmente foodporn.

Partiamo dall’inizio. Il supplì è, tradizionalmente parlando, una crocchetta di riso panata con pomodoro o ragù al cui centro è presente della mozzarella. Non un vero e proprio risotto, ma un riso condito con sugo. Si dice “supplì al telefono” perché quando lo aprite con le mani o a mozzichi, la mozzarella dovrebbe filare come il filo di un vecchio telefono. E fa parte di quei piatti tradizionali della cucina romana che possiamo mettere sotto la categoria foodporn totale. Detto questo, possiamo iniziare il nostro viaggio.

10.30 Sancho (Fiumicino)

Andrea mi passa a prendere alle 9.30. La giornata è splendida, primaverile, nonostante sia ancora febbraio. Il che ci fa molto comodo, dato che la prima tappa è al mare. A Fiumicino. Sul lungofiume di questo paese tranquillo, meglio conosciuto per l’aeroporto, c’è Sancho, una delle pizzerie al taglio migliori che possiate trovare nel circondario della Capitale. A gestione famigliare, con il padre Franco considerato il Re della Bianca alla stregua di Pablo Escobar (solo che la sua è pizza e non bamba), che l’ha aperta ormai 50 anni fa, oggi vede dietro il bancone Andrea e in cucina Emiliano.

Fonte Foto: Munchies Italia

Ad aiutarlo la moglie Eleonora e mamma Caterina. Quando li ho avvisati che saremmo passati, la risposta è stata “Ve sfonno.” Ed è così che abbiamo firmato la nostra condanna a morte. Per sfondare i nostri fegati hanno rinunciato ad andare a un evento, quindi erano sul piede di guerra. Vi ricordo che sono le 10.30 ed è solo l’inizio del nostro Supplì Tour.

Seconda Tappa – Alari

Il supplì è oggi inscindibilmente legato alle pizzerie, siano queste al taglio o tonde.Nato come street food prima del 1800 come sorta di riutilizzo del riso avanzato il giorno prima, è entrato dal 1870 nei ristoranti e nelle trattorie. La prima testimonianza lo vede nel menù della Trattoria della Volpe, in via dei Condotti. Ma non è assolutamente detto che sia presente solo nelle pizzerie. Non ci sono più negozi di soli supplì, ma ci sono alcune storiche gastronomie in cui trovarlo da tempo immemore.

Fonte foto: Munchies Italia

Alari è una di queste. In zona Porta Portese, leggendario mercato della domenica, Alari prepara i suoi supplì classici in quella sede da 45 anni. Per loro il supplì classico è pomodoro e mozzarella. Semplice, diretto, onesto.

A friggere le palle di riso qui c’è il signor Luigi, che ha 85 anni e lo fa da 60. “Dal 10 novembre 1951 mi sveglio comincio a fare supplì dalle 5 di mattina e smetto alle 9 di sera. Ho una passione smisurata per i supplì.”, mi dice con un sorriso che penso non si spegnerà mai. “Ci metto il sugo, perché nella tradizione romana il sugo ci vuole sempre.

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