A Viterbo esiste una bottega centenaria di rilegatori artigiani 1


Si chiama l’Antica Legatoria Viali ed è stata fondata nel 1891 da Giovanni Viali. Oggi è gestita da Lucia Arena e suo marito Hans Rainer Kolb, che raccontano cosa significa fare un mestiere così antico al giorno d’oggi

Il profumo delle colle. Della carta. Dell’inchiostro. Delle pelli colorate. Che è profumo di una grande tradizione artigianale. Rilegare i libri, salvare i libri, ridare vita ai libri è un mestiere che diventa sempre più prezioso. Un mestiere carico di storia. Che combatte ogni giorno con lo stravolgimento portato dall’era del digitale.

La poesia, in una bottega storica come l’Antica legatoria Viali di piazza Dante a Viterbo, è la prima cosa che si nota. Entrandoci. E guardando negli occhi e nelle mani esperte di chi ci lavora da anni. Lucia Arena e Hans Rainer Kolb raccontano un mondo che non può e non deve andare perduto. La sua lenta e progressiva estinzione, paradossalmente, sarà anche il suo maggiore pregio. Quando, fra qualche tempo, il vOggi si tratta per lo più di atti notarili, lavori per biblioteche private e per bibliofili non solo viterbesi ma anche di fuori o per album fotografici. Anche le collaborazioni con l’Università sono andate a scemare a causa dell’era digitale.alore dell’unicità di un oggetto non avrà prezzo.

Risale al 1891 il primo documento ufficiale ritrovato che testimonia l’esistenza della Antica legatoria Viali già da fine ‘800. Attesta il pagamento del Sig. G. Papini a favore di Giovanni Viali, titolare della bottega artigianale. Un mestiere all’epoca in fermento e ricco di attività. Per la maggior parte legate a incarichi istituzionali. Che vedeva tra i maggiori clienti la provincia, la prefettura, il tribunale, gli archivi, le scuole, le banche, le biblioteche, i notai e gli avvocati.

La maggior parte dei lavori riguardava la rilegatura di pubblicazioni ufficiali come quelli per le Gazzette e gli atti amministrativi. Un mondo quasi scomparso. Successivamente a Giovanni, l’attività passò nelle mani dei suoi due figli.

Oggi si tratta per lo più di atti notarili, lavori per biblioteche private e per bibliofili non solo viterbesi ma anche di fuori o per album fotografici. Anche le collaborazioni con l’Università sono andate a scemare a causa dell’era digitale.

Ma solo uno dei due, Giuseppe, dal 1925-30 proseguì e mandò avanti la bottega del padre. Accanto a lui un fedele lavorante, Salvatore Sapio, detto Totarello con sua sorella Giovanna Sapio, ora centenaria e attuale unica vera testimone nella ricostruzione della storia della Antica legatoria Viali.

L’attività, sempre gestita da viterbesi, nel corso degli anni aveva avuto diverse sedi. Tra piazza del Melangolo, via Saffi e piazza Fani, in quegli anni venne trasferita da Giuseppe Viali in via del Corso, a ridosso della sua abitazione. Nel corso del tempo poi Giuseppe venne affiancato nel lavoro da un giovane artigiano, Giocondo Paollotta, che lo seguì fino al 1975.

Da quell’anno la legatoria venne rilevata da una nuova collaboratrice, Loretta Zaccaria. Che trasferì la bottega nella attuale sede di piazza Dante al civico 8. Dove attualmente lavorano Lucia Arena e il marito Hans Rainer Kolb, di nazionalità tedesca, che hanno rilevato l’attività nel 1997.

Lucia Arena e Hans Rainer Kolb. Fonte foto: Tusciaweb


Come è nata questa idea di rilevare il negozio Signora Arena?

Un’avventura nata per caso per me e Kolb – racconta Lucia Arena. Eravamo artigiani ma ci occupavamo di vetrate artistiche. Conoscevamo Loretta e il 1997 era già tempo di crisi. Il nostro lavoro si era fermato. Loretta ci disse che aveva deciso di vendere la legatoria e ci invitò a vedere e provare di cosa si trattasse. Così decidemmo di provare. Restammo dieci giorni in bottega con lei per capire se potevamo farcela. E ci è subito piaciuto. Nel tempo di un mese abbiamo deciso di chiudere la vetreria e rilevare questo negozio.

Come è stato imparare questo mestiere?

Abbiamo convissuto per un anno e mezzo con la vecchia proprietà. Per imparare bene. Non è certamente un mestiere in cui ci si possa improvvisare. Ogni lavoro e cliente è un mondo a sé e ciascuna volta si presentano tante di quelle sfaccettature nuove e richieste diverse che per avere una conoscenza a tutto tondo di dove andare a mettere le mani ci vuole impegno, dedizione e conoscenza piena del mestiere. Dopo un po’ abbiamo imparato. Ma a noi mancava il lato artistico del lavoro. Così ci siamo perfezionati con corsi intensivi specifici. A tema per la legatoria – spiega Lucia Arena.

Che tipo di corsi avete fatto entrambi, lei e suo marito Kolb?

Io – racconta la titolare dell’attività – ho seguito un corso sulla doratura a foglia d’oro. Sia della pelle che della carta. Imparando a fare incisioni decorative e scritte in oro. Ho studiato presso la scuola “Il centro del bel libro” di Ascona, in Svizzera, nel 2009. Nel 2010 invece Kolb ha seguito altri studi per la tecnica di rilegatura francese. La tecnica principale che insegna a curare, creare e restaurare la parte interna dei libri d’arte. Sono tutti corsi full immertion in cui è quasi tutta pratica. Poi abbiamo aggiunto studi di restauro. E così nel 2014, a Stoccarda, abbiamo seguito anche un corso di restauro della carta.

Che tipo di clienti avete oggi?

La tipologia di clienti oltre ad essere un po’ diminuita col tempo è anche cambiata. Anche se generalmente appartiene sempre più al campo istituzionale. Prima che arrivasse il digitale si lavorava molto con la provincia, il comune, il provveditorato, la banca Carivit, la banca d’Italia, le camere di commercio. Oggi si tratta per lo più di atti notarili, lavori per biblioteche private e per bibliofili non solo viterbesi ma anche di fuori o per album fotografici. Anche le collaborazioni con l’Università sono andate a scemare a causa dell’era digitale.


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