A Lucrezia Piscopo il Premio #RomaCreArtigiana 2021 per il settore Artigianato con la sua “Arte Fluida”


Lucrezia Piscopo, nata nel 1992, Siciliana della provincia di Agrigento, è stata valutata dalla giuria di #RomaCreArtigiana, tra i finalisti regionali del Lazio del concorso MarteLive 2021, come la giovane creativa più promettente per il settore Artigianato.

Dall’osservazione delle sue creazioni esposte nell’evento svoltosi lo scorso dicembre a Roma è emersa ai nostri occhi come la concorrente di maggiore interesse per la sua espressione pittorica esercitata in forma artigianale.

Sarebbe potuta apparire come un atto di furbizia quella di presentare opere che hanno uno spiccato senso pittorico dentro la sezione artigianato, cercando cosi di mescolare con proprio vantaggio le carte: ma così non c’è apparso.

Nel colloquio con Lucrezia abbiamo colto lo spirito autenticamente creativo di una giovane, senz’altro artisticamente dotata, in cerca senza preconcetti sul carattere della sua strada espressiva. Ciò che abbiamo colto valere in lei è il sentimento nella dimensione di quanto ella sente di voler comunicare agli altri.

C’è piaciuta la sua indecifrabile misura di distanza dall’espressione artigianale come da quella artistica; categorie che sempre più spesso osserviamo fondersi in giovani creativi, quasi fosse una nuova prateria per la ricerca espressiva.

Poniamo quindi alcune domande a Lucrezia per conoscerla meglio e per meglio comprendere i suoi “paesaggi culturali”.

Abbiamo frugato tra le riflessioni del tuo profilo Facebook e vogliamo chiederti, quale relazione vivono contemporaneamente in te la creatività artigianale e quella pittorica?

Spesso mi sono chiesta se la loro coesistenza fosse in qualche modo in conflitto. Sento spesso dire che bisogna trovare la propria nicchia, che bisogna essere specializzati e questo mi metteva in difficoltà all’inizio. La verità è che, per me, sono in perfetto equilibrio e soddisfano diversi aspetti del mio essere creativa e quella voglia di sperimentare che è infinita. Quel lasso di tempo in cui creo mi riporta ad una dimensione molto più interna e personale, come quando ti ritrovi al mare da solo.

Nella creazione del mare c’è una manualità dietro che richiede sicuramente molto studio, concentrazione e velocità di esecuzione, decido prima quale sarà il mare che creerò e come realizzarlo. Nella creazione di un quadro astratto c’è più caos e istinto, forse più libertà. È una relazione complementare, soddisfano una mia voglia di esplorare e diversi modi di comunicare per entrare in sintonia anche con chi li osserva: uno più difficile forse, che è la pittura, l’altro più immediato e di impatto, che è il mare di resina. 

Io sono molto legata al mare, anche se in astratto ho sempre cercato di dipingerlo e di far passare quel senso di grande profondità, libertà di essere, serenità e malinconia che mi provoca. Realizzarlo nel concreto con la resina e realizzare la schiuma è un altro modo di comunicarlo. Quando ero piccola o adolescente e stavo ancora a casa, il mare era tutto. Intendo dire, era “solo” quello che c’era – al tempo mi sbagliavo. Crescendo mi sono resa conto che il mare è tante cose, ti fa provare tante cose. Si può comunicare con un’immagine quel momento lì? Io ci provo.

Altra cosa che ci ha incuriosito leggendo il tuo profilo è la dizione “Arte Fluida”; cosa significa e quale valore rappresenta nel contesto della creatività attuale?

L’arte fluida è una dicitura che si riferisce al materiale utilizzato, oltre alla resina rientrano in questa categoria i quadri realizzati con l’acrilico “fluido”.  Un materiale che scivola via, che devi cercare di domare. In un senso più ampio, è un termine difficile da definire. Dal mio punto di vista è la contaminazione che porta all’innovazione. Un’altra terminologia che possiamo accostare è ” Arte funzionale”, gli oggetti decorati con la tecnica della resina sono delle mini opere d’arte che possono essere usate in contesti di vita più quotidiana, dal tagliere al vassoio. Sono quindi opere con una loro funzionalità, anche se devo dire che spesso i miei clienti hanno paura di usarli e li espongono in casa.

Ho la felicità che mi incastra sempre nelle cose che ho paura di fare; alla luce della tua esperienza in MarteLive prova a spiegarci di quale ulteriore significato s’è accresciuta la frase di Evan, che citi nel tuo profilo.

Gio Evan è un artista che ammiro molto, che ha una capacità di trasformare in parole molte emozioni che solo viviamo e nemmeno sappiamo descrivere. Quella frase in particolare l’ho ascoltata in un momento in cui ho capito che l’unica persona che mi stava bloccando ero io. L’esperienza di MarteLive ed il posto in finale nazionale mi hanno reso ancora più consapevole di quello che mi rende felice e realizzata da un punto di vista personale e professionale. MarteLive mi ha liberato da quel cellophane claustrofobico di opinioni altrue sul lavoro sicuro in cui mi ero sigillata e a cui ho creduto. Avevo paura di non farcela, di mettermi in gioco e fallire. E nel frattempo pensavo: quanto sarebbe bello se riuscissi a fare solo questo nella mia vita. Adesso la felicità non si incastra più da nessuna parte. Metto in conto che c’è un fattore di rischio ma quello è ovunque, vale la pena costruirsi il proprio percorso o come dico spesso, “costruirsi la felicità” che non è senza sacrificio. Conto di finire l’esperienza del dottorato presto e di avviarmi in questa direzione, con un po’ di paura ma con la voglia di fare e comunicare.

La creatività che ti è propria appaga, da quanto hai scritto di te, il tuo bisogno di soddisfazione immateriale, ma proiettandoti nel futuro anche prossimo e guardando all’altra faccia della medaglia, come pensi che riuscirà a generare reddito e soddisfare i tuoi bisogni materiali?

Ad oggi ho avuto grandi soddisfazioni professionali anche da quel punto di vista. Il mio sogno da bambina era quello di riuscire ad esprimermi attraverso le tele e riuscire a vendere un quadro, uno. Pensavo a quanto sarebbe stato bello riuscire ad arrivare alle persone, comunicando quello che stavo facendo e perché lo stavo facendo, a tal punto da volermi supportare, comprare e vedere dal vivo la rappresentazione eterna di una storia. Con timidezza e insicurezze, quel momento è arrivato e ho molte clienti che ritornano a comprare, perché, per motivi diversi, quella storia, quella emozione ci accomuna. La cosa che più mi ha emozionato nell’ultimo periodo è stata la scelta di alcune mie clienti di affidarmi la creazione delle loro bomboniere di matrimonio, un onore indescrivibile ed un settore in cui sto pensando di entrare. Di arte o di “bellezza” come mi piace definirla, si vive, magari dei mesi vanno meglio e altri peggio ma anche lì bisogna avere la creatività di esplorare nuovi modi per farsi conoscere. Serve tempo sicuramente.

L’arte, l’artigianato, il bello hanno un grande potere simbolico e molti lo riescono a capire, circondarsi di arte ti cambia l’umore. Avere in casa un pezzo della Wave o un quadro non equivale ad avere in casa un vassoio col mare dentro o del colore sulla tela. Probabilmente c’è chi compra solo per quello ma se è solo il lato estetico che viene valutato, ci si perde l’altra faccia della medaglia che è quello che la Wave rappresenta.


Lucrezia Piscopo nasce a Licata (AG) nel maggio del 1992 e sin da piccola mostra una forte propensione artistica. Negli anni del liceo sperimenta varie tecniche pittoriche che non sfociano però in un percorso di studi accademico. Tra un disegno a matita e un banco imbrattato consegue la maturità classica e spinta ad intraprendere un percorso di studi diverso da quello artistico, decide di proseguire gli studi universitari in Mediazione Linguistica a Siena scegliendo inglese e cinese e proseguendo con una magistrale in Interpretazione simultanea a Roma.

Negli anni universitari ha la possibilità di lavorare in contesti internazionali e di studiare all’estero, prima a Taiwan e poi in Cina riscoprendo l’arte della scrittura cinese e riprendendo i pennelli, ricomincia a dipingere nel 2017 e da lì non si è mai più fermata.

Comincia nel 2019 un dottorato di ricerca ma lo scoppio della pandemia e il lockdown forzato la aiutano a riflettere sulle scelte fatte e dove è diretta. È così che nel 2020 apre un profilo Instagram e inizia a raccontare la sua storia e a dipingere le sue tele astratte avendo da lì a poco un grande riscontro. Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, inizia a sperimentare la tecnica della resina per la creazione del mare dentro agli oggetti di legno, arte e artigianato camminano insieme e la portano in finale nazionale alla Biennale di MarteLive.

Lucrezia ha esposto alla mostra collettiva Be**part dell’Atelier Montez, alla mostra organizzata da 99 arts presso il Palazzo di Doria Panphiji, è stata selezionata tra i 12 finalisti per il Premio Michele Cea. Concluderà alla fine del 2022 il suo percorso di dottorato e vorrebbe iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma, abbracciando contestualmente appieno l’attività artistica.

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