7 startup che stanno digitalizzando il Made in Italy


Esistono realtà tutte italiane che stanno già dando un contributo molto decisivo alla digital transformation. Ecco 7 startup italiane che stanno rivoluzionando il concetto del Made in Italy portandolo nel digitale

Da quando Amazon ha lanciato anche in Italia il suo servizio Launchpad, una sezione della piattaforma dedicata a prodotti creati da startup, si è molto discusso del contributo di queste all’innovazione e digitalizzazione di molte aree del Made in Italy, così come delle difficoltà in termini di logistica e costi di acquisizione dei clienti di queste piccole realtà, rispetto al colosso di Seattle.

C’è però un aspetto che il Marketplace per antonomasia non riesce ancora a soddisfare ed è quello della personalizzazione. Eccellenze italiane come la sartoria o l’occhialeria, ad esempio, sono connesse indissolubilmente al rapporto personale con il cliente e alla prova del prodotto, e anche il mercato agroalimentare nostrano è sempre più alla ricerca di proposte innovative e customizzate per trasformare il cibo in qualcosa di più di un bene da consumare.

Il Made in Italy, infatti, in molti casi è soprattutto un’esperienza che può valere addirittura un viaggio, tuttavia, perchè non resti un privilegio per pochi – un paradosso nell’era di internet – è necessario un massiccio processo di digitalizzazione dell’intero.

A questa evoluzione stanno dando un contributo notevole diverse startup nate nel Belpaese, accomunate da un minimo comune denominatore: l’attenzione all’esperienza del cliente e ad esigenze e abitudini di acquisto profondamente mutate.

Secondo l’ultimo Rapporto Istat sulla Competitività dei settori produttivi il 63% delle imprese – in particolare quelle localizzate nel Centro-Sud e di piccole dimensioni – ha un tasso molto basso di digitalizzazione: un’opportunità sprecata se pensiamo alle eccellenze del comparto food&wine o al nostro patrimonio in termini di creatività e sapienza artigianale.

Se Amazon Launchpad potrà offrire una possibilità in più a molti innovatori per commercializzare i propri prodotti, esistono realtà tutte italiane che stanno già dando un contributo molto decisivo alla digital transformation del proprio settore.

1. Lanieri

Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile acquistare un abito su misura di alta gamma online, ma Lanieri ha saputo cogliere e soddisfare la richiesta di eleganza Made in Italy in crescita a livello globale. La piattaforma, che permette di configurare in 3D e ordinare online abiti, camicie, cappotti e altri capi tailor made maschili, sta contribuendo a digitalizzare uno storico fiore all’occhiello dello stile italiano: la sartoria.

L’ecommerce – che oggi raggiunge oltre 10 mila clienti in 55 Paesi nel mondo – sfrutta un algoritmo in grado di verificare l’inserimento delle proprie misure online, riducendo al minimo ogni possibilità di errore. Al processo online si affiancano gli atelier presenti nelle principali capitali dell’eleganza in Europa, che consentono al cliente di scegliere e toccare con mano i tessuti dei più pregiati lanifici italiani (Lanificio Ermenegildo Zegna, Reda, Loro Piana e molti altri) con cui realizzare il proprio abito su misura.

L’e-commerce di Lanieri

2. Velasca

Le scarpe italiane sono uno status symbol nel mondo e Velasca ha colto prima di altri questo punto di forza, sviluppando una piattaforma che permette di acquistare da tutto il mondo calzature maschili di lusso interamente prodotte in Italia in maniera artigianale, a cifre accessibili.

Benché il 65% del fatturato del 2017 sia stato originato proprio dalle vendite online, in parallelo l’azienda ha portato avanti l’apertura di punti vendita fisici a Milano, Roma e Torino e, a breve, in alcune città d’Europa, a cominciare da Londra e Parigi. Le scarpe italiane di Velasca, infatti, hanno un giro d’affari di circa il 20% fuori dall’Italia, un successo che certamente ha contribuito ad aprire a nuovi mercati l’eccellenza del lavoro di piccoli artigiani delle Marche.

Le calzature Velasca

3. Quattrocento

Un altro vanto del Made in Italy è l’occhialeria: a giganti come Luxottica si affiancano diversi produttori di nicchia, in un mercato che è tra le espressioni più interessanti della creatività italiana, particolarmente apprezzata fuori dai confini nazionali. Nel 2017 l’export è cresciuto del +3,2%, per un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro, a fronte di una produzione destinata per il 90% ai paesi esteri (dati ANFAO).

In questo contesto è nata Quattrocento, un brand che permette agli utenti di acquistare online la propria montatura realizzata da artigiani italiani, dopo averla “provata”: sul sito, infatti, è possibile ordinare un kit di cartamodelli per decidere quale stia meglio. Abbattendo i costi di filiera, la startup può garantire a un pubblico globale prodotti di alta qualità a prezzi contenuti.

4. Youfarmer

Solo il 4% delle aziende agricole italiane è digitalizzato, nonostante il patrimonio agroalimentare italiano sia tra i più vari, pregiati e richiesti in tutto il mondo. Se a questo aggiungiamo il potere che sta acquisendo sul comparto food il segmento del bio, rientrato lo scorso anno nel carrello di 9 italiani su 10 (dati Ismea), è facile capire quale grande opportunità si nasconda nei nostri campi.

Oggi è possibile avere il proprio orto bio a km zero nelle principali città, configurandolo sulla piattaforma di co-farming Youfarmer e affidando la coltivazione ad agronomi esperti. Le verdure possono essere consegnate a casa, al lavoro o ritirate direttamente nell’orto, per vivere un’esperienza a contatto con la natura. Il progetto punta a coinvolgere aziende agricole biologiche e biodinamiche in tutte le province italiane, servendo 50.000 famiglie e preservando biodiversità e specie autoctone pregiate, presenti solo nel Belpaese.

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