Tecniche di Ripensamento dell’Artigianato: il Digital Transformation Camp


Promosso dal MUSE – Science Museum di Trento, in partnership con INDUSTRIO, l’incubatore di startup hardware sul territorio Trentino, e la PROM Facility di Trentino Sviluppo di Rovereto, il Camp propone un programma di ricerca e sviluppo open per sperimentare livelli di automazione digitale all’interno delle imprese artigiane. Il progetto è stato presentato a ICity Lab 2017. Ne parliamo con Sabina Barcucci, co-fondatrice del MUSE FabLab

A ICity Lab 2017, nel corso dell’incontro “Fare con la tecnologia: tecniche di ripensamento dell’artigianato”, sono stati portati alcuni progetti sperimentati all’interno dei laboratori di fabbricazione digitale (FabLab). L’attenzione è ricaduta sul progetto “Digital Transformation Camp” presentato da Sabina Barcucci [1], co-fondatrice del MUSE FabLab, uno tra primi fablab in Italia e il primo ad essere posizionato (nel 2013) all’interno di un centro di promozione scientifica e di un museo, il MUSE – Science Museum di Trento.

Promosso dal MUSE, in partnership con INDUSTRIO, l’incubatore di startup hardware, e la PROM Facility di Trentino Sviluppo di Rovereto, il Camp propone un programma di ricerca e sviluppo open per co-progettare prodotti e servizi in seno alla trasformazione digitale all’interno delle imprese artigiane.

Secondo un modello integrato nel quale i vari aspetti della filiera di produzione tradizionale finiscono per convivere con l’innovazione digitale, imprese dalla profonda caratterizzazione artigiana sperimentano livelli di automazione e traggono opportunità dall’ecosistema dell’innovazione locale

Il Muse FabLab

“Un anno e mezzo fa – racconta Barcucci – siamo stati cofinanziati dalla Comunità europea per il progetto INTERREG FabLabnet che riguarda nove paesi dell’Europa Centrale. A livello transnazionale il progetto punta ad attivare un network di nove fablab con l’obiettivo di potenziare la capacità di innovazione dei nove stati europei (Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Italia); a livello locale il progetto punta a mettere a terra una serie di azioni pilota che vanno dalla semplice interlocuzione, scrittura di documenti programmatici, alla messa in opera di nuovi servizi basati sulla fabbricazione digitale (come il Digital Transformation Camp) che attivino delle filiere corte di produzione e spingano la produzione manifatturiera locale verso la competitività. Le azioni avviate spingono i fablab a creare delle connessione tra il mondo imprenditoriale, le istituzioni culturali, le comunità creative e di sviluppatori, i policy makers”.

Secondo un modello integrato nel quale i vari aspetti della filiera di produzione tradizionale finiscono per convivere con l’innovazione digitale, imprese dalla profonda caratterizzazione artigiana sperimentano livelli di automazione e traggono opportunità dall’ecosistema dell’innovazione locale. Vengono innestate reti tra stakeholders diversi, grazie a fondi europei Interreg, per la co-progettazione di servizi e beni in ottica smart city, un obiettivo ambizioso cui tendere.

Entriamo nel vivo dell’analisi del processo di costituzione del network operativo. Il MUSE, capofila del progetto, attraverso il MUSE FabLab, ha intercettato una serie di imprese manifatturiere, territoriali e artigianali, a conduzione familiare, sedimentate negli anni, che producono beni tangibili. A Trento dal 9 al 15 ottobre, in una settimana sono state proposte, con queste imprese, delle sessioni di co-progettazione per nuove manifatture urbane. Una settimana concentratissima che segna l’assimilazione di una visione produttiva complessiva. “Abbiamo coinvolto – dichiara Barcucci – il soggetto promotore e alcuni soggetti territoriali tra cui l’università di Trento, che ha introdotto da una parte una serie di strumenti e dall’altra ci ha ospitato in una sessione per il brainstorming sulle idee imprenditoriali innovative. Questo è il ruolo del Contamination Lab, laboratorio dell’Università di Trento dedito alla promozione della cultura imprenditoriale innovativa, che è diventato partner dell’iniziativa”.

Articolo a cura di Patrizia Fortunato, continua a leggere su ForumPa

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