Crollo in chiesa, i falegnami di Roma sono pronti a rifare il tetto


Il presidente Cna, dalle travi alla raccolta fondi: «Noi ci siamo, disponibili a reperire le assi e lavorarle, purché si faccia in fretta»

«Il tetto lo rifacciamo noi». I falegnami romani si sono offerti di reperire le travi di legno, quelle lunghissime e ormai quasi introvabili, e di mettersi gratuitamente subito al lavoro per ricostruire il tetto a cassettoni della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami crollato giovedì pomeriggio. Con amore e professionalità, e la passione per il legno. E se questo non sarà possibile, sono disposti a fare una raccolta fondi. In ogni caso, sono a disposizione.

Il contributo per il santo protettore

È Michelangelo Melchionno, presidente della Cna (Confederazione nazionale artigiani) di Roma, a lanciare un appello agli artigiani romani, in particolare i falegnami, affinché «siano pronti a dare il loro contributo» alla ricostruzione della chiesa, dedicata proprio al loro santo protettore. Appello che molti di loro stanno raccogliendo.

«Vogliamo dare un segnale»

«Sono falegname e mio padre lo era – racconta Melchionno – dal 1967. Possiamo dare una risposta concreta e veloce a quanto è successo ieri, non può passare l’idea che la nostra storia si possa deteriorare fino a morire. Vogliamo dare un segnale». E racconta che nel 1540 la Congregazione dei Falegnami aveva preso in affitto la preesistente chiesa di San Pietro in Carcere sopra il Carcere Mamertino e nel 1597 fece iniziare i lavori della nuova chiesa, dedicata al loro patrono, San Giuseppe, a Giacomo della Porta.

«Quella chiesa racconta la storia dell’artigianato»

«Quella chiesa – aggiunge – racconta la storia dell’ artigianato, della piccola impresa romana. Il tetto cassettonato rappresenta quello che i falegnami volevano per la propria chiesa. Adesso non ci interessa di chi sia la colpa del crollo, non spetta a noi accertarlo. Noi però vogliamo dare un segnale: le imprese romane ci sono. Dopotutto, è adesso che è necessario un coinvolgimento delle imprese, adesso che c’è una calamità»

Fonte: Roma Corriere

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